La Radio: Fonte primaria di accesso alla Musica in America

Curiosità Radiofoniche

La Radio: Fonte primaria di accesso alla Musica in America

La notizia ha di per sé del sensazionale, soprattutto in un’epoca come quella che stiamo vivendo, in cui i mezzi per ascoltare la musica sono potenzialmente infiniti ed i più disparati. Ma a quanto pare a volte le apparenze ingannano, perché secondo un recente studio eseguito da Mediabase per conto del Wall Street Journal, la radio via etere resta di gran lunga la fonte primaria di accesso alla musica per la stragrande maggioranza degli americani.

Nonostante il successo e la crescita costante di Pandora e di altri servizi di streaming è ancora la radio a “farla da padrona”, almeno musicalmente parlando. La cosa più interessante però è legata al fatto che anche le nuove generazioni, ovvero quelle nate già in un’epoca digitale, ascoltano brani musicali attraverso la radio via etere. Basti pensare che quest’ultima ha oltre il 90% di penetrazione per tutti i residenti negli Usa di almeno dodici anni di età.

Proprio quanto emerso da questo studio permette di spiegare alcune scelte dei grandi network americani. Questi ultimi infatti, programmano attualmente un numero molto più ridotto di brani musicali rispetto a quanto facevano, per esempio, dieci anni fa, moltiplicando però a dismisura i “passaggi” in playlist dei pezzi più famosi e più richiesti dal pubblico.

Ma qual è il motivo di tale scelta? Semplice: un minor numero di canzoni più conosciute, spinge un maggior numero di persone ad ascoltare radio più spesso. Ciò sta a significare dati audience più elevati e conseguentemente, maggiori introiti pubblicitari.

A riprova di quanto detto, i dati raccolti da Mediabase indicano, per le canzoni classificate nella Top 5 radiofonica, oltre 3 milioni di passaggi annui complessivi nel 2013, contro i meno di 2 milioni del 2003. Scendendo ancora più nel dettaglio, il pezzo “Blurred lines” di Robin Thinke, capolista dello scorso anno, ha collezionato un numero di passaggi che è quasi il doppio rispetto a “When I’m gone” dei 3 Doors Down, numero uno di dieci anni prima. Gli stessi dati riguardano anche le altre canzoni che, a dieci anni di distanza, hanno raggiunto la Top 5 annuale.

Sarebbe molto curioso conoscere quali potrebbero essere gli esiti di una ricerca analoga in Europa. A vostro avviso nel Vecchio Continente i dati raccolti potrebbero essere simili o differenti rispetto a quanto accade negli Stati Uniti? E in Italia, pensate che la fruizione della musica avvenga ancora per la maggior parte attraverso la radio oppure no, soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni?

Da amante della radio e della buona musica, credo che il dato americano sia incoraggiante, ma soprattutto trovo che questa sia una bella notizia per la radiofonia in generale. Insomma, credo che tutto questo sia la conferma di quanto spesso, anche attraverso le pagine di Radiospeaker.it, continuiamo ad affermare: la radio è più viva che mai e rappresenta ancora “un faro”, un mezzo importante per la fruizione di musica e notizie.

Articolo a cura di Mattia Savioni