Le Radio Locali in Crisi? Forse è colpa di chi le gestisce

Curiosità Radiofoniche

Le Radio Locali in Crisi? Forse è colpa di chi le gestisce

N.B. Con questo articolo non vogliamo fare "di tutta l'erba un fascio", ci sono Editori e Station Manager di radio locali impeccabili, professionali, preparatissimi, al passo con i tempi e da cui abbiamo tutti molto da imparare. A queste persone va la nostra stima e la nostra gratitudine.

Cari lettori di Radiospeaker.it, cari colleghi. Vi racconto un episodio che, a mio avviso, esplicita il malessere di alcune Radio Locali. Radio con grosse, enormi potenzialità, gestite troppo spesso da professionisti improvvisati, ex elettrotecnici con la fortuna di aver acquistato o ereditato frequenze radiofoniche che oggi danno loro il diritto "acquisito" o "acquistato" di fare Radio.

La frase “faccio radio da 30 anni” troppo spesso sentita durante la mia carriera, dà a chi la pronuncia la convinzione che questo sia sinonimo di professionalità. Quando mi verrebbe da dire: “Si, sei rimasto alla radio di trent’anni fa e negli ultimi trent’anni hai fatto una radio di m**da!”.

Vi racconto una storia che mi è capitata personalmente, si è conclusa oggi, e forse esplicita questo attegiamento arrogante e poco professionale che sta rovinando le radio locali. Un imprenditore radiofonico del sud italia, di cui non farò il nome per ovvi motivi di privacy, mi contatta lo scorso maggio 2011 con la richiesta di un corso intensivo per i dipendenti della sua Emittente. La mia disponibilità, essendo parte del mio lavoro, è stata immediata. Concordate le date, ho preso un permesso per potermi recare presso la sua Emittente (ad oltre 400 km dalla mia residenza) e da prassi, ho chiesto un bonifico anticipato d’acconto.

Dopo settimane di assurde giustificazioni e qualche arrogante frase del tipo “Ho due radio da gestire, è normale che non riesca a fare tutto”. Oppure “Non so tu cosa hai da fare dalla mattina alla sera, ma per me trovare il tempo per effettuare un bonifico non è facile”. Si arriva alla sera prima dell fatidico corso, senza alcun bonifico d’acconto. Al che, non considerando questo attegiamento professionale, ho comunicato la cessazione del mio rapporto di lavoro con loro per le inadempienze di cui sopra. Il rapporto si chiude con una frase arrogante: ”Io ti volevo offrire del lavoro, evidentemente tu non ne hai bisogno”. La frase la  ritroveremo nel seguito della storia.

A distanza di circa 10 mesi vengo ricontattato dallo stesso Editore della stessa Radio il quale, con voce mortificata, si scusa per l’accaduto dello scorso giugno. Mi dice che “le persone possono comunque dimostrare di essere professionali”, che “anche lui ha dei clienti che pensava fossero inaffidabili, ma che poi si sono rivelati degli ottimi clienti” e mi chiede urgentemente una consulenza per sistemare la sua radio sia dal punto di vista musicale che da quello vocale e contenutistico.

Questa volta, non potendo spostarmi presso la sua Emittente per mancanza di tempo, gli comunico che se avesse voluto ci saremmo potuti incontrare a Roma per un incontro conoscitivo e per concordare una nuova linea editoriale da seguire. L’appuntamento è stato fissato per questa sera, 3 aprile 2012 alle 18:00, in zona Prati a Roma.

Scusate se mi dilungo, ma non posso esimermi dal raccontarvi tutto.

Durante l’ultima settimana prima dell’incontro di oggi, avevo dedicato del tempo a questo nuovo progetto, avevo ascoltato la radio per ore, buttato giù le prime idee e una lista di cose da modificare, sistemare, inserire. Amo questo lavoro, lo faccio con passione, e dimenticato l'ultimo spiacevole episodio, volevo solo dedicarmi a questa nuova avventura radiofonica.

Ma sentite cosa è accaduto questa sera: Tale Editore, dopo aver percorso più di 300 km in auto per conoscermi, si presenta all’appuntamento delle 18:00 con 1 ora e 25 minuti di ritardo. Dopo innumerevoli telefonate e dopo aver cambiato l’indirizzo del nostro incontro (perchè il suo Tom Tom aveva smesso di funzionare) lo raggiungo in scooter nel punto in cui era arrivato. Sono le 19:25, e non prevedendo il suo ritardo così clamoroso,  avevo fissato una cena di lavoro alle 20:00 con un altro collega. Gli spiego che purtroppo non potevo rimandare l'appuntamento.

Arrivo il prima possibile con il mio scooter e lo vedo. Lo conosco. L’editore che tanto mi aveva fatto penare è li e appena mi vede, mi chiede: “Scusa ma tu quanti anni hai?” Io rispondo, ancora seduto sul mio scooter. Mi guarda e continua: “Ecco, appunto secondo te, un uomo di 46 anni, con due radio da gestire, a quattro giorni dalla Pasqua, si mette in viaggio “per senza motivo?. E’ normale che uno faccia 40 minuti di ritardo!”.

Al che io gli rispondo che i minuti di ritardo sono 85 e che il fatto che lui gestisca due radio e che si sia messo in viaggio a 4 giorni dalla Santa Pasqua non giustificava il suo ritardo e non gli dava alcun diritto acquisito sul tempo degli altri.” (il mio).

Ed ecco che ritorna una frase già sentita: ”Io ti offro un lavoro, evidentemente tu non hai bisogno di lavoro...se ti poni con questo attegiamento cominciamo male". L’arroganza è ricomparsa. Non ho ricevuto le scuse per il suo ritardo, cosa che pensavo fosse ovvia, ma ho ritrovato l' editore convinto di avere il diritto di trattare gli altri senza rispetto perchè lui ha le radio da gestire. Dov’era quel “fantastico cliente” che avrei riscoperto oggi, di cui lui mi aveva parlato al telefono?

Io, seduto sul mio scooter, con ancora il casco in testa ed il motore acceso, non esito a  stringergli la mano e dirgli “Grazie mille, è stato un piacere averti conosciuto, buon viaggio”. Mi giro e me ne vado.

Poi ci si lamenta del fatto che le radio locali siano in una crisi nera! Ciò che uno semina...raccoglie!

Articolo a cura di Giorgio d'Ecclesia