Ivan Zazzaroni di Radio Deejay ci parla di Conduzione Sportiva

Interviste

Ivan Zazzaroni di Radio Deejay ci parla di Conduzione Sportiva

Oggi Radiospeaker.it ha intervistato Ivan Zazzaroni, giornalista sportivo che vanta numerose partecipazioni televisive e ad oggi anche conduttore su Radio Deejay del programma “Deejay Football Club”, in onda ogni sabato dalle 12.00 alle 14.00. Andiamo a scoprire insieme a lui come si parla di calcio al microfono e tutti i preziosi suggerimenti rivolti a chi vorrebbe specializzarsi in materia.

 

ASCOLTA L'INTERVISTA A IVAN ZAZZARONI


Quali sono le caratteristiche che deve possedere un cronista sportivo?
Le cose sono cambiate negli ultimi anni, ora c'è un tipo di comunicazione diretta e molto più rapida. Io faccio il mio lavoro cercando di essere il più spontaneo e naturale possibile. Ad esempio la televisione è molto legata all'immagine e  questo condiziona, mentre in radio sei tu ed il microfono. Non c'è nessuno che ti vede, quindi puoi essere te stesso al cento per cento. Non so se possano esistere dei parametri precisi ai quali ci si debba attenere, io penso che ciò che conti maggiormente sia l'essere o meno ascoltabili. La voce riveste un ruolo centrale nella comunicazione in radio:  non deve essere perfetta, ma deve trasmettere energia. Ciò che più conta è che sia riconoscibile. Un altro aspetto importante, è quello che riguarda i contenuti: ciò che si dice e come lo si dice.

Ci sono delle differenze tra una conduzione “generica” ed una conduzione sportiva?
A mio parere non vi sono delle differenze notevoli in quanto la radio non è poi così selettiva. E'  fondamentale tenere alta l'attenzione dell'ascoltatore, senza mai annoiare, proponendo dei contenuti
interessanti.

Quali aspetti mutano nel trattare il calcio in televisione ed in radio?
La televisione è un mondo completamente diverso, in quanto ha dei tempi ancora più ridotti rispetto a quelli radiofonici. L'immagine riveste un ruolo assai importante e quindi è necessario anche sapersi porre fisicamente. In radio è tutto molto più semplificato, nel senso che è molto più facile essere spontanei e naturali.

Ti appassiona maggiormente la radio o la televisione?
La televisione comunica ad un numero maggiore di persone e ti offre una riconoscibilità diversa. Mi appassionano entrambe, ma posso dire che la radio mi diverte di più, mentre la tv mi piace di più.

Abbiamo letto e sentito parlare della nascita di un “brand”, il cosidetto “zazzaronismo”, di che cosa si tratta?
Non si tratta di un brand ma piuttosto di un modo di essere: forse sono i capelli lunghi, grigi e la vena polemica che offrono un'identificazione. Diciamo che tutto ciò conferisce riconoscibilità ma non è un brand.

Quali sono i tre aggettivi che devono essere propri di un conduttore-cronista radiofonico sportivo?
Deve essere: competente senza compiacersi, ascoltabile e  soprattutto nuovo. “Nuovo” perchè tante volte in radio si sentono tante banalità. Ritengo che Linus sia un esempio di ciò che significhi comunicare in radio e che insieme a Nicola Savino abbia trovato una bellissima complicità per confezionare un prodotto unico nel suo genere. Se si riuscisse poi ad arrivare a questo livello anche per ciò che concerne la conduzione sportiva, sarebbe il massimo.

Cosa ne pensi di Radiospeaker.it?
Essendo un portale che si occupa in maniera specialistica e specializzata di radio, ritengo che funzioni tantissimo ed abbia già un futuro. Inoltre vorrei aggiungere, per gli aspiranti conduttori e conduttrici, che la cosa migliore per fare radio, sia ascoltarla e saperla ascoltare per poi crearsi una propria personalità. E' importante leggere tanto, possedere un buon vocabolario ricco e appropriato. Questo, a mio parere, manca un po' oggi a molti speaker e lo dico non per fare una critica, ma in senso costruttivo.

Intervista a cura di Catia Demonte