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Intervista a Dario Spada di Radio 105

Intervista a Dario Spada di Radio 105

La sua voce richiama subito alla mente la radio, quella bella , di musica, di live, intrattenimento e spontaneità. Lui è Dario Spada, classe 1984 e speaker storico di Radio 105. Noi lo abbiamo ascoltato anche in questa nostra intervista e, anche lontano dai microfoni, ci piace. E pure tanto.

L’intervista a Dario Spada

  • Nel lontano 1999 è iniziato il tuo primo approccio con la radio, mediante delle interviste agli adolescenti. Alla luce del lockdown appena concluso, quanto è stato importante il contatto umano nei tuoi primi passi col mestiere di speaker radiofonico?

Direi fondamentale, chi fa questo mestiere è perché ama comunicare con le persone quindi senza il contatto umano non ci sarebbero le basi per un buon comunicatore e un buon comunicare. Quel  tipo di interviste nascevano dal fatto che già facevo delle cose per i fatti miei, avevo una sorta di studiolo casalingo, le registravo in cassetta e poi le facevo ascoltare ai miei compagni di scuola. Volevo però arrivare alle radio locali, così l’ho fatto portando qualcosa di diverso da quello che facevano gli altri. Diciamo che sono stato un antesignano dei montaggi moderni veloci, che facevo nella mia cameretta con uno dei primi computer multimediali. Io sono un grande ascoltatore di radio, già all’epoca ero innamorato di alcune emittenti radiofoniche.  

  • Il tuo approdo a Radio 105 avviene nel 2006, iniziando come tecnico del suono e poi anche come speaker pubblicitario, per poi approdare al ruolo di speaker radiofonico. Quando è nata la tua passione per la radio?

Ricordo un momento specifico con mia madre quando avevo circa 7 anni, ci trovavamo a un evento pubblicitario. Io rimasi affascinato dalla parte tecnica della postazione radio, in particolare dal mixer, mi feci portare da mia madre sul palco in regia, mi accolsero in consolle e io rimasi folgorato. Lì mi è venuta voglia di conoscere questo mondo, perché io ero nerd e appassionato di tecnologia già da bambino. Mi ricordo che pensai: “Io voglio fare questo da grande”, così iniziai a fare il DJ nelle feste e poi iniziai a parlarci sopra i dischi che passavo. Così cominciai a “rompere i cabbasisi” a tutto il vicinato, come si dice a Palermo. 

L’esperienza a 105 Night Express

  • Nel 2010 inzia la tua esperienza con 105 Night Express durata ben 8 anni e intervallata da esperienze di conduzione pomeridiana, fino al tuo attuale ruolo di conduttore all’interno di “Music & Cars”. Qual è il fascino della fascia notturna e la bellezza di quella diurna?

Mi sono ritrovato a condurre Night Express con Daniele Battaglia e Francesco Mandelli. Il programma all’inizio era una sorta di primetime con ospiti, interviste e robe comiche. Il mio ruolo era quello di dare una linea più radiofonica ai miei partner che, invece, erano più artisti. Successivamente la ricetta cambiò e mi ritrovai a condurre insieme a Fabiola Casà che già conoscevo e che mi ha insegnato tanto, specie sull’improvvisazione. L’approccio di questa nuova fase del programma fu più musicale, con interviste live e uno spazio di conduzione fondato su una grande libertà. In quel periodo ho avuto modo di intervistare dei veri e propri miti della musica internazionale.

Per me è stata una grande scuola, in cui mi sono messo in gioco più volte e dove ho imparato molto. Il tecnicismo lo studi, il talento ce l’hai o non ce l’hai ma l’esperienza si forma mano a mano. La vita è veramente una questione di mix. Dopo 2-3 anni di Night Express, che poi tanto in fascia notturna non era perché eravamo in onda dalle 21 alle 23, io e Fabiola sognavamo di lavorare nella fascia pomeridiana. Adesso che andiamo insieme in onda di pomeriggio, siamo molto felici e abbiamo davvero un pubblico meraviglioso. 

  • La tua carriera ha incontrato anche la televisione, in alcune esperienze importanti che hanno unito radio e piccolo schermo. Ma chi è Dario Spada lontano dai microfoni?

Ti posso dire che sono molto simile al Dario on air. Non sono uno che mette tante maschere, anche se per anni ne ho portata una. Credo sia da ricondurre al nascondere la mia omosessualità e al non viverla bene in pubblico, avevo paura del giudizio anche perché ero molto più giovane e acerbo. Quando poi questa mia parte è venuta fuori, ho iniziato ad essere davvero me stesso e questa cosa credo che in onda si sia percepita. Sono un eterno giocherellone ma ho anche una grande sensibilità, sono anche molto autoironico a differenza di prima in cui ero più permaloso. Ecco, forse nel privato sono più riflessivo rispetto a quello che potrebbe sembrare, ma non più di tanto.

  • Metti che un gruppo di ragazzi venga da te e ti chieda delle dritte per diventare speaker radiofonici. Cosa consiglieresti loro e quali episodi della tua carriera racconteresti?

Intanto direi loro: “Cambiate idea”… scherzo. Quello che dico sempre alle persone che mi chiedono dei consigli è di ascoltare tanta radio, sceglietevi dei punti di riferimento ma non imitateli. Perché il rischio poi è di fare una brutta copia che non serve a nessuno, dato che l’originale c’è già. Dopotutto, perché una radio dovrebbe volerti in squadra se ha già determinati elementi? Io ci ho messo un po’ a capirla questa cosa, non era facilissimo comprenderla. Pensi di voler fare lo speaker guardando al modus operandi del tuo “mito”, ma in realtà occorre ispirarsi senza diventare il clone di qualcuno.

Un episodio che racconterei è quando sono stato tolto dalla conduzione del mio programma, dall’oggi al domani. All’epoca la presi molto male, però mi è servito perché oggi se dovesse risuccedere la vivrei diversamente. Mi è servito per capire che non avrei dovuto mollare, la mia caparbietà che mi ha accompagnato in tutto il mio percorso mi ha fatto superare quella fase. Direi a ragazzi che vogliono fare questo lavoro che le porte in faccia serviranno di più di una pacca sulla spalla. Per crescere e migliorarsi.

Dopo aver chiacchierato con Dario Spada Lunedì prossimo torniamo live sulla pagina Facebook di Radiospeaker.it per una nuova intervista, questa volta a Claudio Lauretta di “Ciao Belli“, programma storico di Radio Deejay.

Intervista a cura di Valentina Carmen Chisari

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