Linus tra passato, presente, futuro (e segreti) di Radio Deejay

Interviste

Linus tra passato, presente, futuro (e segreti) di Radio Deejay

Pasquale Di Molfetta, in arte Linus, un volto e soprattutto una voce tra le più popolari e influenti del panorama radiofonico nazionale. Tre generazioni di ascoltatori lo sostengono e lo ascoltano quotidianamente, cresciuti con le sue trasmissioni e con l'emittente di Via Massena nel cuore, di cui è leader, direttore artistico e figura storica. In una recente intervista concessa a liberoquotidiano.it ha parlato di passato e di propositi per il futuro.

Numerosi gli spunti interessanti contenuti nell'intervista; a precisa domanda sul suo futuro e su eventuali nuovi propositi Linus non si è sbilanciato eccessivamente.
“Per Deejay Chiama Italia sarei tentato da un cambio di orario, mi piacerebbe farlo iniziare prima, con un foglio bianco in merito agli argomenti da cui partire. Ma a condurre un programma da solo non ci penso proprio. In futuro chissà, potrebbe essere una buona idea per quando avrò voglia di fare qualcosa di più leggero. Per ora mi piace essere al centro del ciclone".

Si è parlato ancora dei dati Radio Monitor, che pochi mesi fa scatenarono una vera e propria guerra dialettica tra lo stesso direttore di Radio Deejay e Radio 105, e Linus non sembra aver cambiato idea su questa raccolta degli indici d'ascolto.
“Tutti gli indicatori, da internet al fatturato alla risposta del pubblico, sono fantastici. Radio Monitor ci dice che non è così. Questo sistema, però, fotografa un'Italia molto generalista, probabilmente più vecchia di quella reale. Non contesto questi dati, li prendo per buoni, oggi come quando erano più generosi. Contesto il fatto che siano inutili, perché vengono comunicati quando non servono più a nulla. Sono buoni su una base di 6 mesi o un anno, ma quando arrivano è già passato un altro anno. Per me resta un meccanismo incomprensibile".

C'è spazio anche per un chiarimento relativo alla chiusura di Asganaway, avvenuta lo scorso Giugno tra lo stupore degli ascoltatori, e all'addio di Fabio Alisei e Paolo Noise, passando anche per il futuro di Wender, l'unico dei tre a non aver abbandonato Deejay, almeno per il momento.
“Asganaway è il perfetto esempio di come le mediazioni non portino grandi frutti. Era una questione di ascolti, di natura economica e di dna. Era un programma che non rispecchiava la nostra identità. E non ero il solo a pensarlo. Il fatto che non fosse uno show di successo voleva dire che avesse solo 450mila ascoltatori, mentre per noi era importante che ne avesse almeno il doppio. Quattrocentocinquantamila persone, però, sono tante. E' giusto che qualcuno ci resti male. Wender lavorerà con noi ancora per un po', poi valuteremo se sarà il caso di continuare l'avventura insieme oppure no”.

Insomma, una questione meramente economica e di risultati sul campo, nonostante alcuni dei personaggi coinvolti hanno espresso, in passato, delle opinioni differenti a riguardo. E la vicenda di Wender, mandato in onda il Sabato sera con uno show personale, durato soltanto tre puntate, dà adito a pensieri di vario tipo. Misteri della radiofonia a cui non abbiamo accesso.

Non è passata inosservata la scelta di tornare a una programmazione fortemente incentrata sulla musica dance e i suoi sottogeneri, da sempre nel codice genetico di Radio Deejay, ma per qualche anno meno considerata.
“Il fatto che questo genere sia tornato a occupare uno spazio importante su Deejay è una conquista di mio fratello Albertino, più che una mia scelta. Oggi esce tanta dance con connotati pop e siamo contenti di essere tornati un po' alle origini. Che però non sono solo quelle di radio dance. Noi nasciamo negli anni' 80, con la musica inglese in grande evidenza”.

Si continua a parlare di Albertino, che negli ultimi mesi in alcune interviste ha criticato apertamente le logiche di mercato dei grandi network, Deejay compresa, colpevoli di non intraprendere un percorso deciso e preciso, preferendo restare “nel mezzo” per riscuotere più consensi, ovviamente a scapito della qualità del prodotto. Questo il parere di Linus: “Dirigere una radio è un lavoro complesso. Lo è ancora di più se hai a che fare con una squadra di grandi talenti. Quando le cose vanno bene sono la migliore gratificazione, quando li devi indirizzare in un'altra maniera tutto diventa più complicato da gestire: il rapporto umano soprattutto, quello personale in qualche caso. Detto questo, le mediazioni sono la rovina di tutte le grandi avventure. Devi fare scelte drastiche. Soprattutto, devi avere il coraggio di sostenerle. A volte queste scelte non funzionano, altre sì. Quando succede, certo che fanno la differenza”.

Ancora due domande, una sul futuro e una sul passato. C'è un errore lavorativo che Linus non sa perdonarsi?
“Nessuno. Rifarei tutto. Anzi, con gli anni sono migliorato. La cosa mi rende particolarmente fiero”.

E se gli si chiede di fare un parallelo tra la vita e una maratona, lui a che punto è?
"Mi sento al sesto o settimo chilometro. Che poi sono i più belli della maratona. Perché hai finalmente sciolto le gambe e cominci ad andare forte”.

Insomma, nessuna intenzione di mollare, tutt'altro. La sensazione è che il meglio debba ancora venire, o se preferite, the best is yet to come, per dirla in slang britannico, come piace in Via Massena.

 

 

Articolo a cura di Fabrizio Pascale