I nuovi modi di ascoltare la radio

Curiosità Radiofoniche

I nuovi modi di ascoltare la radio

Siamo nel 2014 (quasi 2015) e i modi per ascoltare la radio, oltre che la radio stessa, sono cambiati moltissimo. Provate a chiedere ad uno speaker che ha iniziato negli anni ’80 come si trasmetteva all’epoca o come funzionavano le cose in un’emittente e vi risponderà, quasi come fosse un nonno che racconta le sue storie di gioventù, utilizzando termini e immagini che se avete approcciato la radio da poco vi sembreranno relativi al Medioevo o ad un periodo simile.

Ne parlavo con un collega durante un evento tema anni ‘50/’60 fatto lo scorso fine settimana, pensare di fare una playlist tematica di quel tipo di musica una ventina di anni fa avrebbe significato borse su borse di dischi o comunque un lavoro di preparazione infinito lungo settimane mentre ora basta una connessione Internet, una chiavetta o un minimo di conoscenza del web alla ricerca della musica giusta e il gioco è fatto. Tempo impiegato cinque minuti forse.

I puristi potranno sempre dire che nel passato era tutto più vero, più vissuto e più “personale”, più impegnativo e impegnato, ma volete mettere la comodità di risolvere queste situazioni in pochissimo tempo o il risparmio in termini di spazio e preparazione? Come è cambiato il modo di trasmettere, di fare radio o di concepire la radio così è cambiato il modo di seguire il proprio programma preferito.

Provo a dire un po’ di soluzioni a casaccio tra le prime che mi vengono in mente: streaming, podcast, radiovisione, app, radio online, web radio in alcuni casi tematiche e sicuramente me ne dimenticherò molte altre.

Pensiamo solo alla possibilità concessa dalle radio online di andare ad ascoltare TUTTE le emittenti nel mondo in qualsiasi momento e approfittare spesso delle playlist o dei generi musicali trasmessi, utilizzata, per quanto mi riguarda, nel weekend per la musica anni ’50/’60 con successo.

Questo mi ha provocato un’ulteriore dipendenza: andarmi ad ascoltare saltuariamente radio americane, inglesi, brasiliane, radio di musica specializzata o sportive estere, un mondo infinito da cui una volta entrati è difficile uscire, da prendere con le pinze per non farsi trascinare per un appassionato come me. Significherebbe passare tutta la giornata a ascoltare radio diverse e non fare altro, non direi la soluzione migliore.

Però questo è un modo per scoprire culture diverse, imparare anche da chi fa radio all’estero, aprire la mente e perché no, per chi fosse interessato, migliorare la conoscenza di una lingua straniera o provare a testarsi cercando di capire se si riesce a seguire un discorso. Come quelli che leggono i libri o guardano i film in lingua originale.

Poi, volutamente inserito molto avanti nell’articolo, c’è ovviamente il caro buon vecchio FM, con le sue sporcature, con le sue difficoltà di ricevere il segnale in molte zone d’Italia, con la ricerca ossessiva della frequenza quando salta o cambia. L’FM che per molti sa già di passato, inserito in quel contesto di ricordo di cui vi accennavo a inizio articolo, e che molti stanno abbandonando per sfruttare una delle soluzioni citate poco fa grazie alle nuove tecnologie.

Io sono tra quelli che usano tutto, che non abbandonano l’FM e mai lo faranno, soprattutto in auto, ma che quando ha computer e connessione disponibili sceglie quella modalità spegnendo la radio. Voi come ascoltate la radio? Siete tecnologici o tradizionalisti? In quale direzione credete andrà il futuro di questo mezzo? Perché scegliete di ascoltare in un modo o nell’altro? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi?

Mi interessa molto questo discorso come mi interesserebbe capire quale sarà il futuro dell’ascolto radiofonico. Ovviamente non ho la sfera di cristallo ma visti i cambiamenti degli ultimi anni potremmo essere di fronte a una rivoluzione davvero epocale.

Tanti dicono che l’FM morirà, altrettanti che non sarà possibile, ma sarà davvero curioso scoprirlo, cercando di essere sempre al passo con i tempi e sfruttando le nuove tecnologie ma restando legati alla storia del mezzo radiofonico.

 

Articolo a cura di Nicola Zaltieri