Il titolo del programma radiofonico come biglietto da visita

Conduzione Radiofonica

Il titolo del programma radiofonico come biglietto da visita

Ho sempre pensato che in radio spesso venga data poca importanza alla scelta del titolo di un programma, di qualsiasi tipo esso sia. E’ chiaro che quello di cui vi sto per parlare è un tema molto ampio ed io, per scelta, preferisco concentrarmi su programmi perlopiù di “intrattenimento” (anche se odio questo termine, a volte troppo utilizzato, quasi a voler sminuire un format), da Network e non, per esempio, a format legati alla politica o all’attualità (anche se essi stessi non devono o non dovrebbero, a mio avviso, essere esclusi da quanto sto per scrivere).

Il titolo di una trasmissione è una sorta di vero e proprio “biglietto da visita” per chi, come noi, lavora in radio. Da questo punto di vista credo non ci sia e non si debba fare alcuna distinzione tra radio nazionali e radio locali. A mio avviso il nome che viene dato ad una trasmissione è importantissimo perché a volte è il primo passo per “accaparrarsi” o “colpire” l’attenzione degli ascoltatori, specialmente se si tratta di una piccola radio o di un nuovo programma che sta per incominciare e che non ha ancora un vero e proprio pubblico o degli ascoltatori fedeli.

Ma come si sceglie il titolo di una trasmissione? Sono sempre tanti i fattori che entrano in gioco e tutti molto importanti. Innanzi tutto bisogna capire che tipo di programma si vuole fare, in quanto, come potrete intuire, può cambiare molto il tipo di approccio alla scelta qualora si tratti di un programma sportivo, comico, musicale o di notizie. Ciò che è certo è che bisogna avere molta molta fantasia e cercare di non cadere in scelte o titoli banali. Per esempio, e credo che questo accada maggiormente nelle radio locali, sono sicuro che se fate una ricerca su Internet troverete un’infinità di titoli tristi e a mio avviso banali e scontati. Come chiamo un programma serale? L’80% delle volte l’esito è il seguente: “Serata 103.3” (dove i numeri stanno per la stazione dell’emittente). Ed un programma estivo? “Spiaggia 99.2”. Nel caso dovessi fare una trasmissione nel weekend? “Weekend 91.4”. Ecco, non so voi, ma a me dei titoli del genere annoiano ancora prima di aver ascoltato una puntata del programma e la cosa paradossale è che magari a condurlo ci sono degli speaker bravissimi che invece sono in grado di renderlo stupendo e piacevole all’ascolto!

Ecco perché penso che, come in ogni ambito lavorativo, la prima impressione ed una buona presentazione siano fondamentali. Chiaramente bisogna essere capaci anche di sapersi adattare alla tipologia di emittente dalla quale trasmettete, perché la verità è che certi titoli potrebbero andar bene per l’una e non per l’altra, a seconda della linea presa dalla direzione artistica. Spesso (aggiungo “purtroppo”), e questo accade molte volte nelle radio locali, il titolo di una trasmissione viene “calato dall’alto”. Credo non ci sia nulla di più sbagliato. A mio avviso la soluzione migliore è dialogare col direttore della radio, ma la scelta del nome da dare ad un programma deve venire prima di tutto da chi dovrà poi “dare voce” allo stesso.

Detto questo, per la scelta del titolo ci sono migliaia di modi di agire differenti: può essere casuale, privo di senso, oppure simpatico, strano o ancora basato su un gioco di parole, può riflettere i contenuti della trasmissione oppure no… La decisione sta un po’ alle preferenze, all’essenza stessa di una radio e alla personalità (o al modo di essere) di uno speaker.

Quale è il titolo di un programma radiofonico che vi piace particolarmente e che credete sia particolarmente appropriato? E voi, che titolo avete scelto per la vostra trasmissione e perché? Se volete segnalateci anche la stazione o il sito web da cui trasmettete, se proveremo ad ascoltarvi significa che la scelta del titolo è particolarmente riuscita!

NB: le frequenze radiofoniche nominate nell’articolo sono state letteralmente “sparate a caso” senza sapere quale radio si possa ascoltare sintonizzandosi su di esse.

Articolo a cura di Mattia Savioni