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Intervista a Max Del Buono

Intervista a Max Del Buono

Quando si sente il suo nome si pensa subito alla radio autentica, quella parlata, sentita e che arriva dritta a chi si sintonizza. Lui è Max Del Buono, speaker di RDS e una delle voci storiche del panorama radiofonico italiano. Noi di Radiospeaker lo abbiamo conosciuto un po’ meglio e vi raccontiamo la nostra chiacchierata.

  • La tua voce richiama subito il weekend di RDS, emittente con la quale collabori dal 2013. Cosa succede prima, durante e dopo la parte “on air”? Parlaci di una tua giornata tipo da speaker radiofonico.

Svegliandomi molto presto nel weekend, diciamo che nel “prima” succede ben poco. La sera prima vado a letto presto, verso le 20:30, perché alle 4 sono già operativo per preparare il programma.

Avendo la conduzione radiofonica con Valerio Scarponi, ci sentiamo prima per parlare di rubriche, giochi e altro. Sono avvantaggiato perché durante la settimana posso fare altro, mentre il weekend lo dedico interamente alla radio, la mia più grande passione. Il “durante” è molto divertente, si può pensare: “Come fai a svegliarti così presto, essere operativo a quell’ora e poi chi ti ascolta?”. E invece sono già quasi 4 anni che conduco nella fascia della mattina, a quell’ora c’è un pubblico totalmente diverso da quello che è il tipico ascolto del giorno o del prime time. Forse perché, come si dice, il mattino ha l’oro in bocca e questo vale anche per gli ascoltatori, perché quando non hai da cornice rumori o altre distrazioni come le commissioni da fare, si dà molta più attenzione alle cose che ti raccontano.

La radio a quell’ora è davvero un ottimo compagno di viaggio. Per cui, se si fa una domanda al pubblico come per esempio: “Quand’è stata l’ultima volta che ti sei ubriacato?”, benché la percentuale di ascolto nelle altre fasce orarie sia più alta, di mattina risponde un sacco di gente. Di certo per il bisogno di compagnia, per il pensare: “Che bello, alla radio c’è qualcuno che può parlare di me”, soprattutto se becchi l’argomento giusto. Sul “dopo”, riguardo al sabato in cui faccio dalle 5 alle 7,  finito il programma faccio colazione e mi metto a letto fino alle 10 circa, poi doccia e via ad affrontare la mia giornata. La domenica faccio dalle 5 alle 9, dopo tre caffè sono abbastanza sveglio e pronto per la vita quotidiana, che sia una passeggiata in bicicletta o al mare, proprio adesso che mi trovo in Salento.

  • I tuoi primi passi nella radio cominciano con le emittenti locali, tra tutti citiamo la tua esperienza di conduttore e direttore artistico di Radio Reporter e, successivamente, il presentatore di “Battiti live”, Festival musicale itinerante nel Sud d’Italia. Ci racconti questa parte della tua vita?

Reporter è nata qualche anno dopo, in principio ho lavorato per qualche radio locale del mio paese quasi per gioco e mi sono innamorato subito di questo mondo. Nei primi anni Novanta, ascoltare la propria voce nelle cuffie era una cosa rara, la prima volta che è successo mi sono detto: “Quanto è bello e quanto mi sento libero”. Mi riferisco alla libertà di parlare e di non essere giudicato, perché non hai la risposta immediata di chi ti ascolta. Ovviamente bisogna sempre stare attenti a quello che si dice in radio, ma soprattutto all’epoca nella piccola emittente privata si potevano dire cose che oggi sono out. Successivamente ho avuto l’opportunità di trasmettere da Radio Rama, molto nota in Puglia, Basilicata e Calabria, e lì ho fatto la gavetta con conduttori già molto affermati.

In seguito, sono stato chiamato dall’editore di Radio Reporter per ricoprire il ruolo di conduttore e direttore artistico, una direzione durata 15 anni. Contemporaneamente, ho lavorato anche in altre radio tra cui Radio Norba, una collaborazione durata 8 anni. Il Festival “Battiti Live” è stata una bellissima esperienza nel 2006, benché io non avessi mai avuto molta dimestichezza con le telecamere. Ho sempre amato la radio perché è un universo nascosto, immaginario e la televisione mi ha un po’ inibito anche se poi ci si abitua. Ma se dovessi scegliere, farei sempre e comunque la radio.

  • Facendo ancora un passo indietro, la tua carriera è cominciata con il lavoro di animatore e, poi, di presentatore di eventi nelle serate del Salento. Quanto ti è mancato il contatto con il pubblico in questo lockdown?

Considera che da una decina d’anni ho sospeso il mio lavoro di animatore in discoteca, cosa che ho fatto per quasi 20 anni. Mi sono molto divertito, ma a un certo punto ero stanco e non mi stavo divertendo più.  Sarà stata anche la maturità e l’esigenza di avere una vita più tranquilla. Il lockdown è stato un periodo di introspezione per me, sono stato bene da questo punto di vista anche se è stata una brutta fase per altri motivi.

  • Il tuo nome è, da sempre, accostato a quello di speaker radiofonico. Ma chi è Max Del Buono a microfono spento?

C’è una domanda di riserva? Scherzo. Sono un ragazzo paradossalmente timido, introverso, che se non si trova nella compagnia e atmosfere giuste non esprime ciò che è veramente. Non a caso ho scelto la radio come lavoro, proprio perché mi dà l’opportunità di aprirmi facilmente senza essere giudicato. Non amo molto lo sport, faccio attività fisica giusto per mantenermi in forma come la passeggiata o la corsetta, sono più per la vita sedentaria e la tranquillità. Sono una persona che sta nel sociale, ma che ama stare tantissimo da sola.

  • Metti che un giovane aspirante speaker ti chieda delle dritte su come intraprendere questo mestiere. Qual è il primo consiglio che gli daresti e quale la cosa che gli suggeriresti di non fare?

Ho avuto la grande opportunità nel percorso della mia carriera di insegnare questo mestiere, sia attraverso corsi privati che all’università, per cui mi capita spesso di incontrare ragazzi della nuova generazione che si approcciano alla radio. Mi rendo conto che è molto più difficile rispetto agli anni Ottanta e Novanta, quando c’erano molte più emittenti locali; in quegli anni, se avevi delle velleità artistiche potevi arrivare a una radio con poche difficoltà.

Oggi mancano le opportunità, per cui un corso radiofonico aiuta ad avvicinare il ragazzo a questo mondo. Consiglierei di ascoltare tanta radio, attingere dagli altri e provare da soli. Un errore che può fare uno speaker, poi, è non essere informato sulla musica che passa limitandosi ad annunciare il pezzo. Quello che non dovrebbe fare, inoltre, è parlare in modo impostato, dovrebbe lasciarsi andare ed esprimersi con la stessa naturalezza che userebbe con gli amici o i familiari. Dovrebbe tirare fuori la leggerezza che si ha dentro, invece di cercare magari di imitare altri personaggi.

Intervista a cura di Valentina Chisari

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