Radiospeaker.it intervista Roberto Brandolini di Radio Deegay

Interviste

Radiospeaker.it intervista Roberto Brandolini di Radio Deegay

Come sappiamo sono tante le radio nate sul web, ma noi di Radiospeaker.it, siamo andati a conoscerne una che si distingue da tutte le altre e che ad oggi, è molto conosciuta. Stiamo parlando di Radio Deegay e dell'intervista che ci ha rilasciato il suo ideatore, Roberto Brandolini, un grande professionista nel settore della radio, attualmente anche regista e sound designer presso Rai Radio 2. Insieme, abbiamo raccontato gli esordi del suo percorso radiofonico, abbiamo parlato di "diversità" fino ad arrivare al progetto creato da lui, ossia, Radio Deegay.Un concentrato di esperienza dal quale, chi si avvicina ora al mondo della radio, potrà anche estrapolare diversi consigli.

Come inizia la tua carriera radiofonica?

Chi fa radio molto spesso è un personaggio "strano", che si ritrova fin da piccolo ad amare questo mezzo di comunicazione. Io, già all'età di 7 anni costringevo mia madre, mio padre e tutti i parenti ad ascoltare le mie registrazioni fatte con un piccolo registratore a cassette dell'epoca; questo per farvi capire quanto era forte la passione. Poi all'età di 12 anni, io avevo già messo in piedi la mia radio del palazzo: abitavo a Reggio Emilia in quel periodo ed avevo cablato tutti gli abitanti del palazzo, facendo passare i fili dai balconi e creato una radio per il palazzo. C'erano 12 condomini, tutti ascoltatori e ogni tanto quando c'erano problemi con il volume mi chiamavano addirittura per dirmi :"qua non si sente"! Insomma, nel '73-'74 avevo creato una delle prime radio libere. Nel '75,  nascevano le prime radio private ed io iniziai a lavorare in una delle prime radio della zona rispondendo al telefono, per poi occuparmi della parte tecnica, fino ad arrivare in voce e da lì è iniziata la mia carriera. Nel '79 mi sono trasferito a Roma e nell' '80, un pò per gioco, ho aperto una radio tutta mia. Da principio era una radio di quartiere,ma in pochissimo tempo è poi divenuta Radio della città fino ad arrivare ad avere una copertura che interessava tutto il Lazio. Nel '90 questa emittente dovette chiudere a causa della famosa vicenda legata alla popolazione di Rocca di Papa, la quale era riuscita ad ottenere un'ordinanza definitiva per cui vennero proprio abbattuti i tralicci che permettevano le trasmissioni radio. A quel punto ho cambiato vita, inizio a collaborare con la Rai, in particolare con Radio 2, di cui ad oggi sono consulente per la musica e per il formato e mi sono dedicato a dirigere le radio del web. La prima, è stata "Voglia di Radio" dove intervenni, da appassionato della tecnologia, con una cosa innovativa, cioè creai la prima radio digitale. E' stata una bella esperienza dal punto di vista tecnologico. Poi passai a "Emme 100", che è stata una delle radio più seguite nella capitale e successivamente "Radio Mambo", unica nel suo genere, in quanto trasmette solo musica latino americana e di cui ancora oggi, dirigo la programmazione. Nel 2000 arriviamo alla nascita di Radio Deegay.

Come nasce l'idea di Radio Deegay?
Mi sono sempre interessato di tecnologia e ho sempre studiato a riguardo. Quindi quando si decide di fare una radio sul web, è totalmente inutile fare una radio uguale alle altre, ma è necessario trovare un qualcosa che la caratterizzi. In quel momento abbiamo visto che di radio cominciavano ad essercene tante, così abbiamo cercato di capire cosa si poteva proporre di diverso. Ovviamente frequentando l'ambiente gay e conoscendo tutta una serie di cose, decisi di creare una radio indirizzata al mondo gay, proprio perchè non ve ne erano altre. Inoltre, è un settore che ha bisogno di una sua voce. Il nome "Deegay" è stato un gioco, a posteriori potrei anche dire che si sarebbe potuta chiamare anche in modo diverso, ma ormai il marchio c'è, funziona, quindi non si cambia.

Ascolta l'audio dell'intervista a Roberto Brandolini:

Intervista Roberto Brandolini Radio Deegay by radiospeaker.it

A cosa deve il suo successo Radio Deegay?
Fare una radio gay, non significa fare una radio solo per gay e troppo concentrata su certi stereotipi, anche perchè non funzionerebbe. Deegay ha avuto questo successo, proprio perchè siamo partiti in modo inverso. Non avevamo l'idea di fare una radio solo per gay, ma quella di creare una bella radio che andasse bene per tutti, con tutti i canoni di una radio professionale, togliendo tutto ciò che noi sappiamo non piacere al mondo gay.  Quindi abbiamo sottratto tutte quelle cose che nella media non sono gradite, all'interno del mondo gay. Ogni passo che abbiamo fatto, all'interno della radio lo abbiamo prima sperimentato e solo successivamente messo in atto. Devo dire che, con i tempi propri delle web radio, ad oggi abbiamo raggiunto grandi risultati, classificandoci tra le prime cinque web radio più ascoltate in Italia e siamo la seconda web radio gay nel mondo.

Come si esprime la "diversità"  in radio?
A Deegay, la diversità si esprime attraverso i giornali radio dove all'informazione per tutti, si affianca un palinsesto di notizie dedicate al mondo gay; lo stesso accade con la musica, dove la radio segue per scelta certi fenomeni internazionali piuttosto che altri.

Un progetto molto ambizioso quello di Deegay, ma come si evita il rischio di "auto-ghetizzarsi"?
Questo potrebbe succedere solo se la radio fosse stata fatta solo per il mondo gay, quindi la ghettizzazione non la vedo come un problema, perchè avere un mezzo che diventa un punto di riferimento le conferisce un valora aggiunto. Se noi ci nascondessimo o cambiassimo nome, ecco, questo sarebbe ghettizzazione. Noi facciamo le cose alla luce del sole, dentro la radio e fuori e se qualcuno, invece, vede tutto questo come un ghettizzarsi, beh, questo è un problema suo.

E quali sono i rapporti di Radio Deegay con Radio Deejay?
Ottimi! Ogni tanto ci salutano, ogni tanto noi salutiamo loro, quindi direi ottimi. E' nata una grande simpatia.

Cosa ne pensi di radiospeaker.it?
Devo dire che sono rimasto molto colpito dal tipo di lavoro fatto perchè trovare delle persone che amano la radio come l'ho amata io è una cosa bellissima.

Articolo a cura di Catia Demonte