La Radiocronaca Sportiva: l'intervista a Vittorio Sanna, voce del Cagliari Calcio

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La Radiocronaca Sportiva: l'intervista a Vittorio Sanna, voce del Cagliari Calcio

Vittorio Sanna è la voce ufficiale del Cagliari Calcio, presso l’emittente locale di Radiolina. Sulla base della sua pluriennale esperienza, nella fattispecie della tanta gavetta pregressa, ci narra il fascino della radiocronaca, svelando alcuni degli espedienti per padroneggiare il microfono con agilità.

Vittorio, hai avuto modo di dirci che i tuoi primi esperimenti di radiocronaca li facevi con i soldatini e le figurine.Una buona scuola dunque...
Era il mio gioco preferito. Sono cresciuto ascoltando le partite alla radio, con «Tutto il calcio minuto per minuto», quando all'inizio del secondo tempo partiva coi risultati, quindi quel fascino particolare del calcio raccontato, l'ho trasferito nei miei giochi da bambino. Anche con le pedine della dama, con le quali facevamo i campionati con gli amici, mettendo le pedine una sopra l'altra a fare da giocatori, come un subbuteo primitivo. Mentre giocavo, raccontavo. Lavorando di fantasia, ma applicandola a quello che era il rettangolo, ricreato sul pavimento, o in qualsiasi altra struttura.

Ovviamente non è qualcosa che si esaurisce in 90 minuti. In settimana, cosa è opportuno fare?
Io non è che faccia tantissimo per prepararmi, proprio perchè nasce sotto forma di passione, la maggior parte di notizie sono immagazzinate. Ora che i giocatori cambiano squadra con più frequenza, è chiaro che hai bisogno di prepararti, e di reperire qualche notizia. Però non c'è una preparazione legata ai giocatori dal punto di vista visivo. Ho sviluppato negli anni la capacità di osservazione, e dopo pochi minuti, non faccio neanche più riferimento all'elenco che mi viene fornito; non guardo più né numeri di maglia né altro. Ho la caratteristica di guardare i giocatori, e distinguerli per tratti somatici e posizione in campo. Ciò nasce dal fatto che le prime radiocronache le ho fatte nei campi di provincia, in partite di dilettanti, dove non potevamo studiare prima le caratteristiche fisiche dei giocatori, o il loro profilo in settimana. Dovevi arrivare al campo, vedere l'elenco, e in poco tempo essere in grado di poter raccontare la partita. E cosi, in quella specifica difficoltà, è possibile sviluppare una capacità, che nel calcio di Serie A diventa ancora più semplice, perchè mentre quando facevi partite di dilettanti commentavi persone che non avevi mai visto in precedenza, nel caso di giocatori di Serie A li hai già visti prima, quindi è tutto più facile.

Quali sono i trucchi, per riuscire a far fotografare la partita al radioascoltatore?
Le capacità descrittive in genere. Quelle che si dovrebbero utilizzare sempre. Tenedo conto che chi ascolta la radio non può vedere, devi essere in grado di contestualizzare anche dal punto di vista ambientale quello che si sviluppa. Quindi devi raccontare anche dove sono in quel momento, con quale parte del corpo stoppano il pallone, quale movimento fanno. Bisogna avere questa grande capacità descrittiva. Devi essere capace di vedere alla gente ciò che non possono vedere. Questo è un dovere da parte di chi fa radio. Dovere che i padri delle radiocronache avevano. Invece i figli, o meglio nipoti e pronipoti, trascurano del tutto, perchè scimmiottano i telecronisti, che fanno un'altro mestiere. E fare i telecronisti in radio, stai facendo una cosa assolutamente impropria, con gandi margini di errore, perchè non permetti alla gente di capire. Non basta in radio dire chi porta la palla, solo il nome del giocatore. Devi dire anche come la tocca, il luogo dove si sta svolgendo l'azione, le distanze. Oltre a dirlo, devi usare anche un tono di voce, per far capire come sale e scende l'intensità dell'azione, e anche il pericolo dell'azione stessa. Tono e volume di voce servono a dare un'ulteriore codificazione di cosa avviene, perchè si possa capire quanto sta salendo di intensità emotiva l'azione, e quanto sta decrescendo.

Come vivi il rapporto con arbitri e avversari?
Con gli arbitri un po' conflittuale. Ma sono condizionato dal sistema. Perchè ho un ottimo rapporto con tutti gli arbitri di livello dilettantistico. Infatti, molti si meravigliano quando vado a vedere partite delle categorie inferiori, e giustifico sempre l'eventuale errore arbitrale. Nel sistema di Serie A sono invece forse prevenuto. Ho verificato che gli arbitri non fanno carriera in base a logiche legate alla meritocrazia. Il fatto che le carriere possano dipendere da criteri che sono solo di Palazzo, mi porta a tollerare meno e giustificare meno l'errore arbitrale. Non tollero l'atteggiamento degli arbitri. Mi fa imbestialire l'arbitro che fa il prepotente in campo. Promuovono uno perchè arriva a compromessi pur di arrivare a quel livello, e una volta in campo, ha degli atteggiamenti che non sono assolutamente votati al dialogo coi giocatori. A me piacciono gli arbitri inglesi, per quanto siano inferiori dal lato tecnico/tattico. Perchè anche quando devono prendere un provvedimento severo, non hanno mai la bava alla bocca, non fanno mai la faccia brutta, non alzano mai la voce, sono sempre pacati. Con gli arbitri italiani, ho un rapporto conflittuale, ma d'altronde come c'è l'ho col sistema italiano, del prepotente che è forte finchè è forte. Perchè poi vedi quegli stessi arbitri, divenuti opinionisti una volta in pensione, che sono i più accesi, critici, verso il sistema arbitrale. E qui c'è qualcosa che non torna. Quanto agli avversari, è stata fatta addirittura una tesi di laurea sul mio apporto con loro. Alla fine è venuto fuori che, anche se è antipatico che lo dica io, nei confronti del giocatore avversario ho la capacità di riconoscere sempre la grande giocata e il grande merito. Ma è una cosa che faccio istintivamente. Mi piace il calcio, mi piacciono i giocatori bravi nel calcio. Ad esempio, domenica scorsa, nel descrivere il tiro di Nenè al “sette” verso la porta di Gillet, ho dovuto dire chiaramente della grande giocata di Nenè, ma ho sottolineato, forse ancor di più, la grandissima parata di Gillet. Perchè è giusto che venga ricondotto tutto a un livello di confronto sportivo, in cui i meriti dell'avversario non possono essere trascurati. Io detesto tutte le forme di stortura e condizionamento, che non sono frutto dello sport stesso, e che non siano frutto della prestazione sportiva liberamente fornita. Quando ci sono contaminazioni di carattere politico o economico, allora mi arrabbio.

Nella tua carriera, ha avuto una parte importante Luigi Mattana, ex direttore di Radio Assemini...
È stato un personaggio straordinario, anche perchè diversamente abile, in carrozzina. Una figura che ha dimostrato come i diversamente abili possono essere integrati senza vederli nella loro diversità. I questo caso, ancora di più: un diversamente abile capace di creare delle strutture in cui si integravano anche i ragazzini con le persone adulte. Aveva gestito questa radio per tanto tempo, anche se va riconosciuto che Luigi ha molto lasciato fare, anche se con qualche resistenza. All'inizio non era molto contento che iniziassi a fare le radiocronache a soli 14 anni. C'è invece un nome diverso di un personaggio che mi ha lanciato senza problemi: Roberto Puddu. Un genio della comunicazione. Come il talento di un campione che poi non viene espresso. Uno che per radio e televisione individuava i talenti e li lanciava. È lui che mi ha portato a Telesetar. Aveva rinunciato a fare lui le radiocronache, per farle fare a me. Attualmente è dipendente della Saras, ed è animatore del Gran Saras, grande amico di Moratti. Sta continuamente inventando cose nuove, che permettono di avere un'organizzazione particolare nel fare trasmissioni radiofoniche a audio. È stato lui il primo a credere in me, e a indicare a Luigi di farmi fare le radiocronache, poi Luigi ha visto che la cosa funzionava, e non ha potuto fare a meno di lasciarmi fare.

Poi sei maturato anche grazie a Tonio Deligia e Sandro Angioni...
Tonio mi ha lasciato lo spazio perchè facessi palestra, Sandro ha rifinito il mio modo di fare giornalismo. Quando sono arrivato a Sardegna 1, c'era già tuta l'esperienza “grezza” di Telesetar, aveva dimostrato che il mestiere lo sapevo affrontare. Con Sandro è diventato un po' più arte. Era stato proprio Roberto Puddu a portarmi da Tonio, quasi una consegna materiale. Roberto Puddu collaborava inizialmente come direttore artistico di Telesetar. Li Tonio mi ha dato lo spazio per potermi muovere e sperimentare. Il Maestro artigiano i un tempo, che ti inserisce, ti lascia lavorare, ti fa fare esperienza, ti lasci sbagliare. Capitava di litigare anche sugli errori.

Oltre a Ciotti e Ameri, c'è qualcuno meno noto a cui ti sei ispirato?
Ameri fino a un certo punto. A me piaceva molto Ciotti, anche se Ameri era la voce principale. Ciotti era super per la sua grande capacità descrittiva, con un linguaggio forbitissimo. Parlava un italiano straordinario, con un vocabolario stupendo. Dal lato televisivo invece, mi piaceva Zuccalà, col quale mi sono anche confrontato, per il tipo di servizi che faceva, e mi piaceva tantissimo Beppe Viola. Erano due grandissimi giornalisti che riuscivano a rendere il calcio molto più ludico, giocoso. Scherzavano sul calcio, facendolo con grande cultura, anche con dei riferimenti fini, mediante musiche, riferimenti letterari, e questo modo multiculturale di fare calcio permette anche di aprire il calcio a uno spessore più ampio, utilizzando tutti i linguaggi che si hanno a disposizione, per tentare di catturare anche chi il calcio non lo segue. Fra le persone che mi ascoltano, mi piace quando scopro chi non seguiva, o non segue abitualmente il calcio, ma di fronte aun servizio di calcio si fermano, perchè magari incuriositi da un altro aspetto utilizzato nella stesura di un servizio. Poi ci sono quelli legati arcaicamente al concetto di servizio giornalistico, e ti contestano che tu sfarfalli troppo in altri temi. Come esistono gli integralisti, esistono i progressisti, ai quali mi sforzo di appartenere. Anche oggi, quando mi sforzo di fare qualcosa attraverso il nuovo canale, Videolina Sport, tento di trovare nuove forme di comunicazione, tenendo conto che le ultime generazioni hanno linguaggi e codici, insieme a gusti e abitudini, diversi dai miei. Quindi devo essere io a adattarmi a loro, se voglio continuare a comunicare con tutti.

Rovesciamo il discorso: in chi vedi l'erede di Vittorio Sanna?
È necessario innanzi tutto che nessuno ricalchi le orme di un altro. Dagli altri bisogna prendere ciò che è adattabile alla propria personalità. Siamo tutti diversi, con talenti diversi. Ciascuno deve sfruttare le proprie abilità, per tentare di creare un personaggio che sia originale. Non mi piacciono le persone appiattite, neanche le persone che mi devono seguire. Ai miei alunni, dico espressamente di avere dubbi su ciò che gli dico. Devono essere poi loro a rielaborare ciò che è l'insegnamento, e farne un connotato che sia assolutamente originale. Uno molto bravo come radiocronista è Andrea Sanjust. Poi, variando ambito, un bravo giornalista è Giuseppe Giuliani. Il dottor Mazzella (patron di Sardegna 1, ndr) forse non ha capito che valore ha la stuttura professionale che lui ha ereditato, e non ha mai sputo sfruttare queste grandissime professionalità, senza dimenticare coloro ome Maurizio Pinna al settore tecnico, che sono sicuramente tra le migliori in Sardegna.

Concludendo, è doveroso citare Bruno Corda e Valerio Vargiu.
Due personaggi che hanno fatto un grosso tratto nella storia del Cagliari. Ci siamo anche incrocati. Bruno Corda ha fatto a lungo, da solo, la storia della radiocronaca. Valerio era alla tv. Con Bruno siamo stati anche concorrenti, e devo sottolineare concorrenti leali. Siamo stati uno in una radio e uno nell'altra, in un'epoca in cui la concorrenza era incentivo per migliorare la qualità dei giornalisti, perchè dalla concorrenza nasce uno spirito diverso. Da quando è mancata la concorrenza, rischia di svilirsi tutto il discorso legato alla comunicazione. Legge che vale ovunque, non mi piacciono i monopoli. Una mia grande soddisfazione è che secondo i dati EU, relativi al primo semestre del '98, le radiocronache di Radio Sintony, per la quale lavoravo, superavano nettamente le radiocronache di Bruno Corda. Il rapporto era di 1 a 4: 180 mila contro 50 mila circa. Li c'è stato il passaggio di testimone, che deve far capire come, nella stima che ho del collega, non c'è stato alcun tipo di prevaricazione. È esistita la concorrenza, sul campo è giusto che ognuno debba dimostrare le proprie qualità.

Articolo a cura di Federico Ventagliò